La Casa Dei Limoni

Albatros 2011

E' un giallo quello che si snoda intorno all'inquilino sconosciuto della Casa dei limoni ? Di lui non si sa niente, tutto si presume, tutto gli si imputa. Un mostro, un'apparizione, un terrorista, un pazzo, un ricercato, un pedofilo, un soggetto pericoloso ? Dalla sua stanza filtrano liquidi, sostanze fangose, strani suoni, essenze vegetali. In realtà egli è il protagonista fantomatico a cui dopo interposte persone e un interposto manoscritto l'autore Haydir Majeed affida la sua fantastica confessione subconscia della cacciata dal paradiso natale, dell'estraniazione dall'identità, della memoria del passato emblematico ed esistenziale e l'odissea del Ritorno. La sosta infernale di Rafael assume le coordinate della società occidentale contemporanea così come può apparire agli occhi di un emigrante dapprima attratto da un possibile Eldorado e poi sconfitto dall'incontro con i vari mali sociali, con una condizione umana che si impersona in figure per lo più negative e discutibili, tessere di un generale relativismo, in parte carnefici in parte vittime di egoismi, libidine, corruzione, solitudine, povertà, ignoranza. Gli inquilini del palazzo che mormorano e spettegolano sulla possibile identità del pericoloso inquilino la cui porta non si apre e dal cui appartamento esalano vapori malefici forse possiamo ritrovarli tra la gente comune, tra i numerosi curiosi e i mitomani di ogni giorno che dicono la loro e indagano sugli omicidi irrisolti e sulle vite degli altri, sui vicini, sugli extra comunitari, sui conoscenti, sulle facce che appaiono in tv. Non è casuale che le prime voci sull'inquilino parlino di "pelle bruna" o sospettino di omosessualità, di pedofilia, o più vagamente borbottino contro il diverso, lo "straniero". Ci sono poi i pregiudizi polizieschi, la tendenza alla discriminazione. E i cronisti che rincorrono i fatti troppo spesso irrisolti. Tutta questa umanità del palazzo non è migliore del presunto mariuolo sconosciuto, sono tutti "nella stessa barca". Per arrivare al protagonista che ha lasciato la sua stanza dove cercava di ricostruire la terra natale in una memoria fantasmagorica di piante e simboli orientali, dobbiamo passare per vari passaggi onirici, il sogno di Rino, la storia del barbone Spartaco, tutte figure e situazioni simboliche. Alla fine per la testimonianza più realistica e conclusiva di Shukri che consegna al commissario il diario di Rafael Coronado. Una storia di esilio e di riappropriazione di valori che parte dai bisnonni cacciati da Babilonia, approdati nella foresta sudamericana, dopo un lungo pellegrinaggio per terre e mari. La pace prodigiosa e l'armonia del villaggio sarà spezzata dai colonialisti, ed anche il giovanissimo Rafael dovrà fuggire tra mille peripezie fino alla patria irakena ritrovata. La tregua sarà tuttavia passeggera ,nuovi pericolosi autoritarismi lo spingeranno a trovare rifugio in occidente dove l'errante toccherà il fondo della delusione. Dopo la lettura del diario la polizia irrompe invano nella stanza chiusa ,varco d'uscita verso la magica foresta che svanisce con il suo eroe. Ricco di visioni cinematografiche e poetiche, disseminato di simboli , fitto di risvolti, il romanzo nella sua struttura fantastica e psicanalitica lancia fasci di luce sulla realtà contemporanea, mostrandoci nelle sottolineature catastrofiche e nelle stlizzazioni un ritratto drammatico incisivo e verosimile in cui fantasia e realtà si sfidano. E' un'opera prima originale, su cui si potrà discutere. Efficace e sorprendente la scrittura in lingua italiana di un autore arabo, resa possibile solo da un estro poetico, capace di trovare forme ardite come "le lampade al neon impiccate al soffitto" o "il trotto di cavalli recintati" o "l'uomo sacrificò un istante al silenzio" e varie altre. Il libro getta un ponte di barche tra oriente e occidente, sul via vai contraddittorio di speranze e delusioni intorno al tema dell'esilio ,delle utopie e nostalgie delle patrie perdute.

 

 

Recensione di Serena D'Albela